Le dittature sparano a vista 3 aprile 2016. Eritrea, Asmara: 11 morti e 18 feriti

3 eritreaUndici giovanissimi coscritti uccisi e una ventina di feriti, tra militari e civili, durante un tentativo di diserzione in massa dall’esercito per cercare poi di uscire dall’Eritrea come profughi. Tutti i soldati uccisi o feriti, arruolati da poco, erano su un convoglio diretto ad Assab. Li hanno massacrati, in due fasi, i soldati della scorta, che avevano l’ordine di sparare a vista contro ogni tentativo di ribellione. I primi due sono stati uccisi nel sobborgo di Mai Temenai, alle porte di Asmara, pochi istanti dopo essere saltati giù dal loro camion per darsi alla fuga. Gli altri nove qualche chilometro più avanti, nella zona del mercato di Asmara, dove c’è stata una fuga di massa grazie anche all’aiuto di alcuni amici e familiari delle reclute, evidentemente preavvertiti. Quattro sono stati abbattuti sul posto, gli altri cinque, gravemente feriti, sono morti in seguito in ospedale. Almeno 18 i feriti, inclusi alcuni civili.

Subito dopo l’incidente di domenica 3 aprile,l’Europa firma un accordo di finanziamento alla dittatura Eritrea, alimentando un regime con un regalo di 175 milioni in cambio della soppressione dei rifugiati.

Secondo il rapporto dell’Onu, il governo di Asmara è responsabile di clamorose e diffuse violazioni dei diritti umani, che hanno creato un clima di paura in cui il dissenso è represso, un’ampia porzione della popolazione è soggetta a reclusioni e lavoro forzato e lo stato controlla le persone con un ampio apparato che è penetrato in tutti i livelli della società. “Le informazioni raccolte attraverso un sistema di controllo pervasivo sono usate in modo assolutamente arbitrario per tenere la popolazione in uno stato di ansia perenne”, si legge nel rapport.

2 eritreaSABATO 9 APRILE PIAZZA RE ENZO ORE 17, BOLOGNA e altre città Europee PRESIDIO DEI RIFUGIATI E MIGRANTI IN SOLIDARIETÀ DEI GIOVANI ERITREI UCCISI DAL REGIME.

Nella diaspora esiste un’altra Eritrea che combatte civilmente e pacificamente contro il regime dittatoriale per realizzare la transizione del proprio Paese verso la democrazia e la dignità. Questa Eritrea, fatta di giovani e di persone che cercano nella democrazia il rispetto delle proprie vite, esprimerà eticamente e dignitosamente il suo appoggio al lavoro svolto dalla commissione ONU.

Sta all’Italia e all’Europa decidere quale via imboccare. Gli accordi al buio con Asmara (Processo di Khatoum, aiuto per lo sviluppo su fondo europeo) non possono portare all’affermazione della democrazia in Eritrea, hanno piuttosto il sapore del sostegno al “dittatore amico” per garantire equilibri geopolitici o interessi economici.

Chiediamo che anche l’’Italia stia al fianco degli Eritrei Democratici nella lotta di Liberazione contro la dittatura e la violazione dei diritti umani, in Eritrea come in ogni altra parte del mondo.

Il Coordinamento Eritrea Democratica, che riunisce diversi gruppi della diaspora in Italia, si pone come alternativa alla dittatura di Isaias Afewerki, per la costruzione di un’Eritrea libera, democratica, rispettosa dei diritti di tutti, aperta al mondo. Siamo un interlocutore valido, un soggetto politico a tutti gli effetti, per le scelte e i progetti che riguardano l’Eritrea.

REPORT ONU INTEGRALE:

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/CoIEritrea/Pages/ReportCoIEritrea.aspx

 

 

Tanti profughi morti ammazzati dai miliziani e dalle forze di sicurezza delle dittature a cui l’Europa, con la sua politica di chiusura e respingimento, vuole riconsegnarli. Sono tutti vittime, oltre che delle fucilate e delle raffiche di mitra degli sgherri di regimi come quello eritreo, libico o turco, anche dell’intesa sottoscritta ultimamente tra l’Unione Europea e la Turchia, degli accordi di Malta (11 novembre 2015), del Processo di Khartoum (novembre 2014), del Processo di Rabat (2006), dei trattati bilaterali sul controllo dell’immigrazione stipulati tra singoli Governi europei e i vari Stati dell’Africa settentrionale, dall’Egitto al Marocco. In una parola, vittime sì del fuoco spietato che li ha abbattuti ma anche delle barriere fisiche e normative che la Fortezza Europa ha eretto di fronte alla loro disperazione, intrappolandoli tra la propria indifferenza egoista che ne ignora la richiesta di aiuto e le situazioni estreme (guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni, carestia, fame e miseria endemiche) che li hanno costretti a fuggire: a quella fuga per la vita percorsa ormai da milioni di donne e di uomini ma che per loro è diventata un cammino di morte.

E’ una escalation impressionante, che proprio negli ultimi giorni, quando è iniziata la “riconsegna” ad Ankara dei profughi intrappolati in Grecia, ha fatto registrare almeno 20 vittime.

4 aprile 2016. Eritrea, confine con il Sudan: 5 morti

Cinque profughi vengono fucilati dalle guardie di frontiera Scarni i particolari dell’eccidio. I cinque, tutti originari di Asmara, sono stati sorpresi dalla polizia mentre tentavano di varcare la linea di confine. A quanto pare, è stata una strage a freddo: fucilati in gruppo quando ormai non potevano più fuggire. Sembra la fotocopia del massacro di 13 ragazzini di cui i miliziani del regime si sono resi responsabili nel settembre del 2014 nella stessa zona.

3 aprile 2016. Eritrea, Asmara: 11 morti e 18 feriti

1 eritreaUndici giovanissimi coscritti uccisi e una ventina di feriti, tra militari e civili, durante un tentativo di diserzione in massa dall’esercito per cercare poi di uscire dall’Eritrea come profughi. Tutti i soldati uccisi o feriti, arruolati da poco, erano su un convoglio diretto ad Assab. Li hanno massacrati, in due fasi, i soldati della scorta, che avevano l’ordine di sparare a vista contro ogni tentativo di ribellione. I primi due sono stati uccisi nel sobborgo di Mai Temenai, alle porte di Asmara, pochi istanti dopo essere saltati giù dal loro camion per darsi alla fuga. Gli altri nove qualche chilometro più avanti, nella zona del mercato di Asmara, dove c’è stata una fuga di massa grazie anche all’aiuto di alcuni amici e familiari delle reclute, evidentemente preavvertiti. Quattro sono stati abbattuti sul posto, gli altri cinque, gravemente feriti, sono morti in seguito in ospedale. Almeno 18 i feriti, inclusi alcuni civili.

1 aprile 2016. Libia, Zawia: 4 morti e almeno 20 feriti

Quattro profughi uccisi e almeno 20 feriti a fucilate e raffiche di mitra da parte delle forze di sicurezza libiche durante un tentativo di evasione dal centro di detenzione di Al Nasr, a Zawia, un lager dove sono rinchiusi oltre 1.200 migranti in condizioni disumane e dove tortura, maltrattamenti e lavoro forzato sono la norma. Il governo di Tripoli, da cui dipende il campo, non ha dato notizia della strage: l’eccidio è stato denunciato il 7 aprile da funzionari della missione Onu in Libia. Vittime e feriti sono quasi tutti profughi sub sahariani.

31 marzo 2016. Turchia, confine con la Siria: almeno 16 morti

Almeno 16 profughi siriani uccisi a fucilate dalle guardie di frontiera turche, negli ultimi quattro mesi, mentre tentavano di varcare di nascosto il confine. Lo ha denunciato l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, citando le testimonianze di un ufficiale di polizia siriano e di un “passatore”, sempre siriano ma residente in Turchia, che più volte ha favorito il passaggio oltrefrontiera di migranti in fuga dalla guerra. Tra le vittime, anche tre ragazzini.

Gennaio-febbraio 2016, Siria, Azaz, confine siriano: decine di feriti

Decine profughi siriani di feriti a colpi d’arma da fuoco dalla polizia turca lungo il confine, nella zona di Azaz: lo denunci un dossier di Amnesty International facendo eco e dando conferma al rapporto dell’Osservatorio siriano per i diritti umani sull’uso “facile” di mitra e fucili da parte delle guardie di frontiera di Ankara. Secondo la relazione di Amnesty, tra gennaio e febbraio 2016 gli ospedali della zona di Aziz hanno ricevuto una media di due civili al giorno, feriti da proiettili in modo più o meno grave, mentre tentavano di varcare il confine, soprattutto all’altezza di Kilis, accompagnati da trafficanti di uomini.

Coordinamento Eritrea Democratica

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