Morti e violenze nel cuore di Asmara, Patrimonio dell’Umanità: l’Unesco isoli il regime con un embargo culturale

Torniamo a chiedere verità e giustizia per l’Eritrea. Torniamo a chiederlo all’Unione Europea e all’Italia ma in particolare all’Unesco, per quello che è successo in questi giorni ad Asmara, in nome di quei valori che hanno indotto l’ultima commissione annuale, riunita a Cracovia, a inserire la nostra Capitale tra i siti considerati Patrimonio dell’Umanità.

I fatti

Il regime ha chiuso con la forza la Diaa Islamic School, arrestando il presidente onorario dell’istituto, Haj Mussa, un personaggio che è punto di riferimento per migliaia di eritrei, islamici e non. Dopo che in passato sono state cancellate quelle di Mahad e Jaliya, la Diaa era l’unica scuola islamica rimasta ad Asmara: la frequentavano tremila studenti ed è sempre stata un centro di cultura e confronto.

Contro questa ennesima angheria del regime centinaia di persone, in buona parte studenti, non sono rimaste inerti, raggiungendo d’istinto la grande moschea Al Kulafah Al Rashidin, la più importante e frequentata della città. Ne è nata una manifestazione di protesta spontanea, con un corteo che si è incamminato sul viale della Libertà, il corso principale, per raggiungere il palazzo del presidente Isaias Afewerki, ma lungo la strada è stato affrontato dalle forze di sicurezza, che lo hanno aggredito e disperso a manganellate e a colpi di arma da fuoco. Secondo la Red Sea Afar Organization, uno dei gruppi di resistenza, ci sarebbero stati morti e feriti. Di sicuro ci sono numerosi arresti: giovani quasi certamente destinati a sparire in una delle centinaia di prigioni della dittatura, come è già accaduto a migliaia di dissidenti, dei quali non si ha più traccia da anni.

Il teatro delle violenze

Le violenze della polizia sono documentate da numerosi filmati fatti con i cellulari: si scorge la folla che fugge, si intravedono uomini armati, si odono distintamente i colpi di arma da fuoco, un’autentica, sconvolgente mitraglia. Tutto questo nel cuore della “città italiana” appena dichiarata Patrimonio dell’Umanità. A fare da sfondo a quelle immagini di autentica “caccia all’uomo” sono, infatti, gli edifici liberty, razionalisti, futuristi che hanno reso unica Asmara. E’ proprio lì, lungo quel corso intitolato alla Libertà, infatti, che si trovano alcune delle testimonianze più preziose della città costruita tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900. Quegli edifici e quelle linee urbanistiche che hanno attirato l’attenzione di docenti universitari, ricercatori, artisti, architetti di tutto il mondo, ma in particolare italiani del Politecnico di Milano, promuovendo una serie di studi e interventi che, alla fine, hanno convinto l’Unesco a riconoscere l’unicità e il valore internazionale di una capitale come Asmara. Non si può fare a meno di considerare, allora, come sia stridente il contrasto tra quelle violenze e i valori espressi dal “teatro” in cui vengono perpetrate.

Il luogo del vivere insieme

Ecco, i valori di quel “teatro”. La diaspora e la resistenza hanno gioito e riconosciuto immediatamente che la dichiarazione dell’Unesco è stata un grande traguardo per la nostra Capitale. Ma, come all’indomani della dichiarazione, anche oggi non si può non sottolineare che una città non è soltanto architetture e urbanistica prese in sé: una città è innanzi tutto il “luogo del vivere insieme”, il luogo dove ci si incontra, ci si confronta, si discute… Ad Asmara tutto questo non è possibile. Ad Asmara accade che un regime chiuda una scuola libera come ha fatto con la Diaa Islamic School e con altre ancora. E che reprima con estrema violenza chi cerca di opporsi a questa violazione evidente dei diritti o semplicemente cerca di protestare. Ma se può accadere impunemente tutto questo, se non si può neanche far sentire la propria voce, allora Asmara, nonostante i suoi mirabili edifici, non è una vera città: le manca il requisito essenziale di “luogo del vivere insieme”.

Qualche considerazione e una richiesta

C’è da domandarsi, allora, se la scelta fatta dall’Unesco a Cracovia non richieda un ripensamento. E’ ovvio che l’urbanistica e l’architettura del cuore di Asmara testimoniano un grande valore umano e culturale. Un valore che l’Unesco ha saputo cogliere bene. Anzi, che l’Unesco ha doverosamente colto. Ma proprio perché quell’urbanistica e quell’architettura definiscono una cultura del “vivere insieme” non si può prescindere da come si vive oggi ad Asmara.

Cultura del vivere insieme significa apertura, disponibilità, confronto, discussione, considerazione e rispetto dell’altro. Libertà. Tutto questo oggi, ad Asmara e nell’intera Eritrea, non c’è. Da anni. Proprio in nome di questi valori e per non condannare all’oblio le tante vittime della dittatura, chiediamo allora all’Unesco, all’Unione Europea e all’Italia di sospendere tutte le iniziative e le attività di ricerca, finanziamento, studio, recupero, valorizzazione ricollegabili al riconoscimento di Asmara come Patrimonio dell’Umanità: una sorta di “embargo culturale”, fino a quando nel Paese non verranno ristabilite la libertà e la democrazia.

Per non essere complici

E’ qui il punto. La cultura, se è tale, non può voltarsi dall’altra parte di fronte alla violazione palese, costante, sistematica dei diritti umani. Di fronte al “terrore eretto a sistema” documentato da ben due commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite. Non può fingere di ignorare, la cultura, come si vive e cosa accade tutti i giorni, giorno per giorno, ad Asmara e nell’intero paese. Non può non porsi pesanti, doverosi interrogativi sulla sorte delle vittime della violenza di Stato: delle migliaia di oppositori o dissidenti uccisi o fatti sparire nel buio di una galera. Senza la minima possibilità di difendersi perché spesso sono stati arrestati senza che venisse formulata alcuna accusa nei loro confronti. “Cancellati” e basta.

Non porsi questo problema, trincerandosi magari dietro l’indubbio, enorme valore architettonico/urbanistico di Asmara, significherebbe contribuire ad assolvere o comunque ad ignorare la realtà di un regime feroce e inumano, che ha fatto di Asmara la capitale di uno Stato prigione. Confidiamo, allora, che l’Unesco, l’Unione Europea, l’Italia, le Università, i singoli studiosi e ricercatori che hanno “riscoperto” il valore di Asmara per la storia dell’umanità intera, vogliano unirsi alla condanna e all’isolamento del regime, cessando immediatamente ogni forma di contatto e collaborazione, in nome di quell’esigenza di verità e giustizia che non può non essere radicata profondamente in ogni uomo di cultura.

Mai come ora restare indifferenti e in silenzio equivale a rendersi complici Ne sarebbero infangati anche i valori che fanno di Asmara un Patrimonio dell’Umanità.

Bologna, novembre 2017

Annunci

Il coordinamento sui fatti gravi accaduti a Roma

Il Coordinamento Eritrea Democratica in data odierna è venuto a conoscenza tramite organi di stampa dei fatti gravi accaduti a Roma.

Roma, l’ambasciatore eritreo aggredito in strada: un arresto” (Corriere,Roma)

Il diplomatico si trovava fuori da un ristorante in via Montebello quando è stato assalito. Medicato al policlinico Umberto I per una ferita alla mano, ricoverato invece un suo collaboratore ”(Repubblica,Roma)

Le azioni di violenza sono inaccettabili e deplorevoli in una società civile e democratica, anche quando sono contro degli esponenti di un regime tirannico e sanguinario come quello eritreo, che usa la violenza politica per esercitare il suo potere e dove a decidere sulla vita e sulla morte delle persone è il presidente Isaias Afewerki, al potere dal 1991, senza mai essere stato eletto e senza mai aver realizzato un’assemblea per promulgare la Costituzione.

L’Eritrea Democratica si dissocia da qualsiasi atto di’ violenza ,in quanto crede la lotta al regime Eritreo va fatto su un piano Pacifico e Democratico,dove il regime sempre ha mancato,in questo occasione l’Eritrea Democratica ribadisce la lotta va fatta alle ideologie del regime non alle persone.

Ma ribadiamo come sempre nel 2017 non è ammissibile che il governo italiano continui ad avere rapporti diplomatici con le dittature africane, specialmente con l’Eritrea, paesi da cui provengono il 90% dei profughi che sbarcano sulle coste del Sud Italia.

Forse un primo passo fondamentale per fronteggiare la questione dell’immigrazione dei profughi è la rottura diplomatica ed economica con i paesi che non rispettano i diritti umani e civili e il divieto d’ingresso in Europa nei confronti degli esponenti istituzionali di tali paesi.

La Commissione d’inchiesta Onu – creata nel giugno 2014 – ha documentato “gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani in Eritrea” (cit.). A partire dal 21 giugno 2016 la Commissione presenta ufficialmente al Consiglio dei diritti umani le sue conclusioni sui diritti negati in Eritrea, chiedendo, sulla base delle prove raccolte, di interessare la Corte Internazionale di Giustizia per aprire un procedimento contro il governo di Asmara, con l’accusa di “crimini contro l’umanità”.


La Commissione per i diritti umani, nel suo report sull’Eritrea, documenta e denuncia crimini di riduzione in schiavitù, prigionia illegale, sparizioni forzate, tortura, persecuzioni, stupri, omicidi e altri atti inumani “. In sostanza, una vera e propria campagna per instillare la paura e scoraggiare l’opposizione. Nei centri di detenzione e nei campi di addestramento militare in Eritrea sono stati commessi crimini contro l’umanità in modo “generalizzato e sistematico” negli ultimi 25 anni. I membri della commissione hanno infatti ribadito che questa situazione è iniziata quando le attuali autorità presero il potere nel 1991, dopo l’indipendenza dall’Etiopia, e dura tuttora.

Per ultimo anche l’Europa e gli USA hanno preso una posizione chiara contro il regime in Eritrea:

Risoluzione Parlamento EU

Governo Usa

Nella diaspora esiste un’altra Eritrea che combatte civilmente e pacificamente contro il regime dittatoriale, per realizzare la transizione del proprio Paese verso la libertà, la democrazia e la dignità. Questa Eritrea, fatta di giovani e di persone che cercano con gli strumenti della democrazia il rispetto delle proprie vite, esprimerà il suo totale appoggio al lavoro svolto dalla Commissione Onu con una grande manifestazione internazionale.

Il Coordinamento Eritrea Democratica, che riunisce diversi gruppi della diaspora in Italia, si pone come soggetto politico alternativo alla dittatura di Isaias Afewerki, per la costruzione di un’Eritrea libera, democratica, rispettosa dei diritti di tutti, aperta al mondo.

Coordinamento Eritrea Democratica

https://eritreademocratica.wordpress.com/

https://www.facebook.com/coordinamentoeritreademocratica

coord.eritreademocratica@gmail.com

Il REPORT ONU  INTEGRALE:

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/CoIEritrea/Pages/commissioninquiryonhrinEritrea.aspx

Video:

https://www.youtube.com/watch?v=UFUM8xfZMI4

http://www.france24.com/en/20160513-video-reporter-eritrea-dictatorship-migrants-ethiopia

emocratica

coord.eritreademocratica@gmail.com

Il REPORT INTEGRALE:

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/CoIEritrea/Pages/commissioninquiryonhrinEritrea.aspx

Video:

https://www.youtube.com/watch?v=UFUM8xfZMI4

http://www.france24.com/en/20160513-video-reporter-eritrea-dictatorship-migrants-ethiopia

Dall’Italia in sostegno alla Commissione ONU per i Diritti umani in Eritrea

Comunicato Stampa:

vlcsnap-2014-11-29-20h14m49s1923 giugno la manifestazione internazionale a Ginevra

Giovedì 23 giugno 2016 migliaia di eritrei provenienti da varie parti del mondo si sono dati appuntamento a Ginevra per esprimere il loro sostegno al lavoro della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, con una manifestazione pacifica ma determinata. Dall’Italia partiranno almeno tre pullman da Milano, Roma e Bologna.
La manifestazione è stata indetta dal Comitato internazionale di opposizione eritrea in sostegno alla Commissione d’inchiesta Onu – creata nel giugno 2014 – che ha documentato “gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani in Eritrea” (cit.). A partire dal 21 giugno 2016 la Commissione presenta ufficialmente al Consiglio dei diritti umani le sue conclusioni sui diritti negati in Eritrea, chiedendo, sulla base delle prove raccolte, di interessare la Corte Internazionale di Giustizia per aprire un procedimento contro il governo di Asmara, con l’accusa di “crimini contro l’umanità”.
Noi eritrei della diaspora, in Italia e nel mondo, sappiamo senza dubbio delle violazioni innumerevoli commesse in Eritrea e crediamo fermamente che sia tempo di porre fine alla cultura dell’impunità e di far sì che il dittatore Isaias Afewerki ed i suoi generali siano dichiarati responsabili di crimini contro l’umanità e perseguiti dal Tribunale Penale Internazionale (ICC).
La Commissione per i diritti umani, nel suo report sull’Eritrea, documenta e denuncia crimini di riduzione in schiavitù, prigionia illegale, sparizioni forzate, tortura, persecuzioni, stupri, omicidi e altri atti inumani “. In sostanza, una vera e propria campagna per instillare la paura e scoraggiare l’opposizione. Nei centri di detenzione e nei campi di addestramento militare in Eritrea sono stati commessi crimini contro l’umanità in modo “generalizzato e sistematico” negli ultimi 25 anni. I membri della commissione hanno infatti ribadito che questa situazione è iniziata quando le attuali autorità presero il potere nel 1991, dopo l’indipendenza dall’Etiopia, e dura tuttora.
Nella diaspora esiste un’altra Eritrea che combatte civilmente e pacificamente contro il regime dittatoriale, per realizzare la transizione del proprio Paese verso la libertà, la democrazia e la dignità. Questa Eritrea, fatta di giovani e di persone che cercano con gli strumenti della democrazia il rispetto delle proprie vite, esprimerà il suo totale appoggio al lavoro svolto dalla Commissione Onu con una grande manifestazione internazionale.
Sta all’Italia e all’Europa decidere quale via imboccare.
Siamo fermamente convinti che gli accordi fin qui stabiliti con il governo di Asmara (Processo di Khartoum, aiuto per lo sviluppo con fondi stanziati dal Fondo europeo), che non hanno come pre-condizione neppure minime garanzie di rispetto dei diritti e della vita dei cittadini eritrei, non possono portare all’affermazione della democrazia in Eritrea; hanno piuttosto il sapore del sostegno al “dittatore amico” per garantire equilibri geopolitici ed interessi economici. Si parla di lotta alle cause della migrazione di massa, ma nel paese vige già la regola del “shoot-to-kill” (letteralmente: sparare per uccidere) contro chiunque venga sorpreso ad attraversare illegalmente i confini.
Chiediamo che l’Italia stia al fianco degli Eritrei democratici nella lotta di liberazione contro la dittatura e la violazione dei diritti umani, in Eritrea come in ogni altra parte del mondo.
I mass-media possono fare la differenza in questo senso, dando spazio ed attenzione al movimento per la transizione democratica, come hanno saputo fare per altri paesi. Le recenti elezioni libere in Birmania, che tutti abbiamo salutato con favore, sono senza dubbio l’esito della lotta per i diritti umani portata avanti con tenacia e metodi pacifici dagli attivisti birmani, con la partecipazione attiva di larghi strati della popolazione e con il sostegno della comunità internazionale, ottenuto – anche – grazie al lavoro documentato dalla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Per il nostro paese è un momento decisivo. Per questo, per il secondo anno consecutivo, saremo a migliaia a Ginevra da tutto il mondo a sostenere la Commissione ONU.
Il Coordinamento Eritrea Democratica, che riunisce diversi gruppi della diaspora in Italia, si pone come soggetto politico alternativo alla dittatura di Isaias Afewerki, per la costruzione di un’Eritrea libera, democratica, rispettosa dei diritti di tutti, aperta al mondo.


Per approfondire con le delegazioni locali:
http://genevademo.com/
Roma: cell. 327919277 Milano: tel. 025470412 Bologna: cell. 3207179831


Coordinamento Eritrea Democratica
https://eritreademocratica.wordpress.com

https://www.facebook.com/coordinamentoeritreademocratica coord.eritreademocratica@gmail.com


Il REPORT INTEGRALE:
http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/CoIEritrea/Pages/commissioninquiryonhrinEritrea .aspx
Video:
https://www.youtube.com/watch?v=UFUM8xfZMI4
http://www.france24.com/en/20160513-video-reporter-eritrea-dictatorship-migrants-ethiopia

audizione del Coordinamento Eritrea Democratica alla COMMISSIONE PARLAMENTARE Affari esteri e comunitari (III)

NeParlamentoll’ambito di un’indagine conoscitiva sulle problematiche emergenti, le sfide e le nuove prospettive di sviluppo dell’Africa sub-sahariana, martedì 10 maggio ha avuto luogo in parlamento l’audizione dei rappresentanti delle opposizioni eritree, nella fattispecie del Coordinamento Eritrea Democratica. L’obiettivo è quello  di comprendere meglio la situazione in cui versa il Paese, e confermare il sostegno italiano  per una transizione democratica dell’Eritrea verso lo stato di diritto.

Qui sotto il resoconto della commissione:

parlamento-italia-politico-680x300CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 10 maggio 2016
639.
XVII LEGISLATURA

BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari esteri e comunitari (III)
COMUNICATO

INDAGINE CONOSCITIVA

Martedì 10 maggio 2016. — Presidenza del vicepresidente Erasmo PALAZZOTTO.

La seduta comincia alle 14.20.

Indagine conoscitiva sulle problematiche emergenti, le sfide e le nuove prospettive di sviluppo dell’Africa sub-sahariana.
Audizione di rappresentanti del Coordinamento Eritrea Democratica.
(Svolgimento e conclusione).
Erasmo PALAZZOTTO, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l’attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso. Svolge quindi un intervento introduttivo.

Andeberhan GHIORGIS, diplomatico eritreo in esilio, Moissié ZERAI, presidente dell’Agenzia Habeshia, Siid NEGASH, responsabile per gli affari diplomatici del Coordinamento Eritrea Democratica, e Ribka SIBHATU, scrittrice e attivista per i diritti umani del popolo eritreo, svolgono una relazione sui temi oggetto dell’indagine conoscitiva.

Intervengono quindi, a più riprese, i deputati Eleonora CIMBRO (PD), Erasmo PALAZZOTTO, presidente, e Franco CASSANO (PD).

Moissié ZERAI, presidente dell’Agenzia Habeshia, Ribka SIBHATU, scrittrice e attivista per i diritti umani del popolo eritreo, Vittorio LONGHI, giornalista, Siid NEGASH, responsabile per gli affari diplomatici del Coordinamento Eritrea Democratica, Emilio DRUDI, giornalista, e Desbele MEHARI, responsabile della Commissione per gli affari pubblici del Coordinamento Eritrea Democratica, replicano ai quesiti posti e forniscono ulteriori precisazioni ed integrazioni.

Erasmo PALAZZOTTO, presidente, dichiara conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 16.05.

Risposte dei componenti della commissione:

Eritrea: Quartapelle, importante audizione, Italia sta dalla parte dei diritti

“Attraverso questa prima al43-quartapelle-segreteria-140906155441_mediumudizione di rappresentanti delle opposizioni eritree al Parlamento italiano, si conferma la necessità di impegnarsi per una transizione del Paese verso lo stato di diritto. Secondo autorevoli e aggiornate ricognizioni dello stato dei diritti umani, nel Paese africano la situazione continua infatti ad essere preoccupante”. Lo dice Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri, al termine dell’audizione del Coordinamento Eritrea democratica alla Camera. “L’Italia è al fianco di chi lotta per l’affermazione dei diritti umani, come gli eritrei che hanno trovato protezione e opportunità nel nostro Paese. Ogni mese, un numero compreso tra 2 e 3 mila persone, tra cui molti minori non accompagnati, fuggono dal Paese esponendosi a notevoli rischi ormai tristemente noti. Dei circa centocinquantamila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2015, quasi uno su quattro proveniva dall’Eritrea”, spiega la deputata Pd.

“Negli ultimi anni, l’Italia e l’Unione europea si sono rese disponibili a dialogare e collaborare con Asmara per favorire lo sviluppo in Eritrea e contrastare il traffico di migranti. Per noi è prioritario favorire un dialogo anche tra gli attori regionali, per assicurare sicurezza e crescita economica in Africa orientale. A tal fine, tuttavia, non si può prescindere dalla revisione di un modello politico che il 24 maggio compie 25 anni ed è considerato tra i più repressivi e autoritari del mondo. A una nostra apertura al dialogo”, conclude Quartapelle, “deve corrispondere un impegno costruttivo per la normalizzazione dello spazio politico eritreo, con l’approvazione di una Costituzione, un’apertura anche alla presenza delle organizzazioni della società civile libera e una progressiva affermazione della democrazia, ad oggi ancora del tutto inesistente”.

 

Le dittature sparano a vista 3 aprile 2016. Eritrea, Asmara: 11 morti e 18 feriti

3 eritreaUndici giovanissimi coscritti uccisi e una ventina di feriti, tra militari e civili, durante un tentativo di diserzione in massa dall’esercito per cercare poi di uscire dall’Eritrea come profughi. Tutti i soldati uccisi o feriti, arruolati da poco, erano su un convoglio diretto ad Assab. Li hanno massacrati, in due fasi, i soldati della scorta, che avevano l’ordine di sparare a vista contro ogni tentativo di ribellione. I primi due sono stati uccisi nel sobborgo di Mai Temenai, alle porte di Asmara, pochi istanti dopo essere saltati giù dal loro camion per darsi alla fuga. Gli altri nove qualche chilometro più avanti, nella zona del mercato di Asmara, dove c’è stata una fuga di massa grazie anche all’aiuto di alcuni amici e familiari delle reclute, evidentemente preavvertiti. Quattro sono stati abbattuti sul posto, gli altri cinque, gravemente feriti, sono morti in seguito in ospedale. Almeno 18 i feriti, inclusi alcuni civili.

Subito dopo l’incidente di domenica 3 aprile,l’Europa firma un accordo di finanziamento alla dittatura Eritrea, alimentando un regime con un regalo di 175 milioni in cambio della soppressione dei rifugiati.

Secondo il rapporto dell’Onu, il governo di Asmara è responsabile di clamorose e diffuse violazioni dei diritti umani, che hanno creato un clima di paura in cui il dissenso è represso, un’ampia porzione della popolazione è soggetta a reclusioni e lavoro forzato e lo stato controlla le persone con un ampio apparato che è penetrato in tutti i livelli della società. “Le informazioni raccolte attraverso un sistema di controllo pervasivo sono usate in modo assolutamente arbitrario per tenere la popolazione in uno stato di ansia perenne”, si legge nel rapport.

2 eritreaSABATO 9 APRILE PIAZZA RE ENZO ORE 17, BOLOGNA e altre città Europee PRESIDIO DEI RIFUGIATI E MIGRANTI IN SOLIDARIETÀ DEI GIOVANI ERITREI UCCISI DAL REGIME.

Nella diaspora esiste un’altra Eritrea che combatte civilmente e pacificamente contro il regime dittatoriale per realizzare la transizione del proprio Paese verso la democrazia e la dignità. Questa Eritrea, fatta di giovani e di persone che cercano nella democrazia il rispetto delle proprie vite, esprimerà eticamente e dignitosamente il suo appoggio al lavoro svolto dalla commissione ONU.

Sta all’Italia e all’Europa decidere quale via imboccare. Gli accordi al buio con Asmara (Processo di Khatoum, aiuto per lo sviluppo su fondo europeo) non possono portare all’affermazione della democrazia in Eritrea, hanno piuttosto il sapore del sostegno al “dittatore amico” per garantire equilibri geopolitici o interessi economici.

Chiediamo che anche l’’Italia stia al fianco degli Eritrei Democratici nella lotta di Liberazione contro la dittatura e la violazione dei diritti umani, in Eritrea come in ogni altra parte del mondo.

Il Coordinamento Eritrea Democratica, che riunisce diversi gruppi della diaspora in Italia, si pone come alternativa alla dittatura di Isaias Afewerki, per la costruzione di un’Eritrea libera, democratica, rispettosa dei diritti di tutti, aperta al mondo. Siamo un interlocutore valido, un soggetto politico a tutti gli effetti, per le scelte e i progetti che riguardano l’Eritrea.

REPORT ONU INTEGRALE:

http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/CoIEritrea/Pages/ReportCoIEritrea.aspx

 

 

Tanti profughi morti ammazzati dai miliziani e dalle forze di sicurezza delle dittature a cui l’Europa, con la sua politica di chiusura e respingimento, vuole riconsegnarli. Sono tutti vittime, oltre che delle fucilate e delle raffiche di mitra degli sgherri di regimi come quello eritreo, libico o turco, anche dell’intesa sottoscritta ultimamente tra l’Unione Europea e la Turchia, degli accordi di Malta (11 novembre 2015), del Processo di Khartoum (novembre 2014), del Processo di Rabat (2006), dei trattati bilaterali sul controllo dell’immigrazione stipulati tra singoli Governi europei e i vari Stati dell’Africa settentrionale, dall’Egitto al Marocco. In una parola, vittime sì del fuoco spietato che li ha abbattuti ma anche delle barriere fisiche e normative che la Fortezza Europa ha eretto di fronte alla loro disperazione, intrappolandoli tra la propria indifferenza egoista che ne ignora la richiesta di aiuto e le situazioni estreme (guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni, carestia, fame e miseria endemiche) che li hanno costretti a fuggire: a quella fuga per la vita percorsa ormai da milioni di donne e di uomini ma che per loro è diventata un cammino di morte.

E’ una escalation impressionante, che proprio negli ultimi giorni, quando è iniziata la “riconsegna” ad Ankara dei profughi intrappolati in Grecia, ha fatto registrare almeno 20 vittime.

4 aprile 2016. Eritrea, confine con il Sudan: 5 morti

Cinque profughi vengono fucilati dalle guardie di frontiera Scarni i particolari dell’eccidio. I cinque, tutti originari di Asmara, sono stati sorpresi dalla polizia mentre tentavano di varcare la linea di confine. A quanto pare, è stata una strage a freddo: fucilati in gruppo quando ormai non potevano più fuggire. Sembra la fotocopia del massacro di 13 ragazzini di cui i miliziani del regime si sono resi responsabili nel settembre del 2014 nella stessa zona.

3 aprile 2016. Eritrea, Asmara: 11 morti e 18 feriti

1 eritreaUndici giovanissimi coscritti uccisi e una ventina di feriti, tra militari e civili, durante un tentativo di diserzione in massa dall’esercito per cercare poi di uscire dall’Eritrea come profughi. Tutti i soldati uccisi o feriti, arruolati da poco, erano su un convoglio diretto ad Assab. Li hanno massacrati, in due fasi, i soldati della scorta, che avevano l’ordine di sparare a vista contro ogni tentativo di ribellione. I primi due sono stati uccisi nel sobborgo di Mai Temenai, alle porte di Asmara, pochi istanti dopo essere saltati giù dal loro camion per darsi alla fuga. Gli altri nove qualche chilometro più avanti, nella zona del mercato di Asmara, dove c’è stata una fuga di massa grazie anche all’aiuto di alcuni amici e familiari delle reclute, evidentemente preavvertiti. Quattro sono stati abbattuti sul posto, gli altri cinque, gravemente feriti, sono morti in seguito in ospedale. Almeno 18 i feriti, inclusi alcuni civili.

1 aprile 2016. Libia, Zawia: 4 morti e almeno 20 feriti

Quattro profughi uccisi e almeno 20 feriti a fucilate e raffiche di mitra da parte delle forze di sicurezza libiche durante un tentativo di evasione dal centro di detenzione di Al Nasr, a Zawia, un lager dove sono rinchiusi oltre 1.200 migranti in condizioni disumane e dove tortura, maltrattamenti e lavoro forzato sono la norma. Il governo di Tripoli, da cui dipende il campo, non ha dato notizia della strage: l’eccidio è stato denunciato il 7 aprile da funzionari della missione Onu in Libia. Vittime e feriti sono quasi tutti profughi sub sahariani.

31 marzo 2016. Turchia, confine con la Siria: almeno 16 morti

Almeno 16 profughi siriani uccisi a fucilate dalle guardie di frontiera turche, negli ultimi quattro mesi, mentre tentavano di varcare di nascosto il confine. Lo ha denunciato l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, citando le testimonianze di un ufficiale di polizia siriano e di un “passatore”, sempre siriano ma residente in Turchia, che più volte ha favorito il passaggio oltrefrontiera di migranti in fuga dalla guerra. Tra le vittime, anche tre ragazzini.

Gennaio-febbraio 2016, Siria, Azaz, confine siriano: decine di feriti

Decine profughi siriani di feriti a colpi d’arma da fuoco dalla polizia turca lungo il confine, nella zona di Azaz: lo denunci un dossier di Amnesty International facendo eco e dando conferma al rapporto dell’Osservatorio siriano per i diritti umani sull’uso “facile” di mitra e fucili da parte delle guardie di frontiera di Ankara. Secondo la relazione di Amnesty, tra gennaio e febbraio 2016 gli ospedali della zona di Aziz hanno ricevuto una media di due civili al giorno, feriti da proiettili in modo più o meno grave, mentre tentavano di varcare il confine, soprattutto all’altezza di Kilis, accompagnati da trafficanti di uomini.

Coordinamento Eritrea Democratica

https://eritreademocratica.wordpress.com/
https://www.facebook.com/coordinamentoeritreademocratica

coord.eritreademocratica@gmail.com

Secondo l’Onu l’Eritrea potrebbe aver commesso crimini contro l’umanità

8 Giugno 2015 Ginevra.Nella storia dell’Eritrea primo rapporto ufficiale ONU dice ” in Gov.Eritrea commette crimini contro l’umanità” Si entra in una nuova fase di osservazione? Questo spero a breve significhi meno morti e persecuzioni per eritrei.

migranti_Roma_19ottobreIl governo dell’Eritrea potrebbe avere commesso crimini contro l’umanità nei confronti della sua popolazione, denuncia un rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani nel paese. “Gli eritrei non sono governati dalla legge, ma dalla paura”, si legge nel rapporto, che raccoglie testimonianze su esecuzioni extragiudiziarie, schiavitù sessuale e lavoro forzato.

Secondo il rapporto dell’Onu, il governo di Asmara è responsabile di clamorose e diffuse violazioni dei diritti umani, che hanno creato un clima di paura in cui il dissenso è represso, un’ampia porzione della popolazione è soggetta a reclusioni e lavoro forzato e lo stato controlla le persone con un ampio apparato che è penetrato in tutti i livelli della società. “Le informazioni raccolte attraverso un sistema di controllo pervasivo sono usate in modo assolutamente arbitrario per tenere la popolazione in uno stato di ansia perenne”, si legge nel rapporto.

Questa situazione ha spinto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare il paese. Secondo le stime, dopo i siriani, gli eritrei sono il gruppo più numeroso di migranti che attraversa il Mediterraneo: in cinquemila lasciano il paese ogni mese. Il rapporto denuncia che la politica di sparare a chiunque cerchi di superare le frontiere, annunciata dal governo nel 2004 per impedire l’emigrazione, non è stata “ufficialmente abolita”. Uno dei motivi che spinge gli eritrei a fuggire all’estero è il servizio militare obbligatorio per chiunque abbia compiuto i diciotto anni di età.

romaIl rapporto esorta la comunità internazionale a garantire la protezione dei profughi eritrei in fuga dalle violazioni dei diritti umani e a evitare di rimpatriarli. Il presidente Isaias Afewerki è al potere da ventidue anni e il paese dell’Africa orientale non ha mai tenuto le elezioni da quando ha ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia nel 1993.