I morti di Lampedusa rimarranno in Italia

I morti nella tragedia del 3 ottobre verranno sepolti a breve in Sicilia. Le autorità italiane avrebbero deciso di provvedere nei prossimi giorni alle tumulazioni in alcuni cimiteri di Comuni che hanno dato la loro disponibilità. I primi dovrebbero essere inumati ad Agrigento. A confermarlo fonti riservate contattate da Popoli. Non ci sarebbe quindi alcun trasferimento in Eritrea e non verrebbe creato neppure un cimitero unico (sull’esempio dei cimiteri militari all’estero), come si era ipotizzato nei giorni scorsi. Per evitare problemi di tipo sanitario, le autorità italiane starebbero infatti procedendo in silenzio e molto velocemente, evitando clamore e polemiche.

I corpi recuperati sono 359. Di alcuni è stato possibile ricostruire l’identità perché avevano documenti con sé o perché sono stati riconosciuti da amici che erano a bordo con loro o, ancora, perché sono stati riconosciuti dai parenti arrivati in Sicilia. Per un certo numero però non è stato possibile risalire all’identità perché la lunga permanenza in acqua ne ha modificato i tratti somatici. «L’Italia – spiega abba Mussie Zerai, sacerdote eritreo che da giorni segue la vicenda delle salme – si è impegnata a restituire solo i cadaveri di chi è stato riconosciuto. Ma che senso ha una scelta di questo tipo? I sopravvissuti hanno testimoniato che solo cinque persone non erano eritree. Quindi Roma dovrebbe accettare di restituire tutte le salme all’Eritrea».

Ha però fatto discutere la volontà del governo di Asmara di dare sepoltura alle salme in patria. La diaspora ha accolto le dichiarazioni, fatte dall’ambasciata a nome della presidenza eritrea, come propaganda politica fuori luogo. «Quella di Isayas – spiegano alcuni giovani oppositori in esilio in Italia – è una dichiarazione di comodo. Nei giorni successivi alla tragedia, il regime vedeva montare la polemica contro i suoi metodi autoritari e la sua insensibilità nei confronti dei giovani morti nel Mar Mediterraneo (la televisione eritrea nell’annunciare la notizia dell’affondamento aveva detto che erano periti “immigrati africani” senza fare riferimento alla nazionalità). Di fronte all’impasse della sepoltura, Asmara ha colto la palla al balzo e ha annunciato di volersi fare carico delle inumazioni. Sono menzogne. A loro non importa nulla dei ragazzi. Se gliene fosse importato qualcosa non li avrebbero neppure fatti partire».

Molti Comuni siciliani si sono offerti di accogliere nei loro cimiteri i morti. E il governo di Roma sembra orientato a seppellirli proprio in quei cimiteri. «È una soluzione che non ci convince – continua abba Mussie -, Se i corpi devono rimanere qui in Italia sarebbe meglio che si creasse un cimitero unico che li ospitasse tutti, con un monumento con incisi i loro nomi. Sarebbe un modo per ricordarli insieme e per offrire a tutte le famiglie, anche di quei ragazzi che non sono stati riconosciuti, un luogo in cui recarsi per pregare i loro cari». Ma ora il governo italiano, in silenzio, pare aver deciso: nessun mausoleo, nessun rimpatrio. I giovani eritrei rimarranno in Sicilia, sepolti in tanti cimiteri diversi.
Enrico Casale

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